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Investigazione e psicologia: La storia della caccia all'orso
Investigazione e psicologia: La storia della caccia all’orso

Quando i mandanti si aspettano di sentire la loro verità

Ciao a tutti, a ridosso del Natale 2018 e con il 2019 alle porte vorrei con questo articolo discutere di un aspetto con cui noi investigatori privati siamo spesso confrontati. Ovvero quando il mandante, nonostante vi siano prove oggettive, insiste nel ritenere i suoi sospetti fondati, nonostante le prove dicano tutto il contrario.

Lavoro come investigatore privato dal 2016, ho sede a Chiasso e sono attivo su tutto il territorio ticinese e nel resto della Svizzera. Mi occupo prevalentemente di mandati riguardanti questioni aziendali e finanziarie (concorrenza sleale, infedeltà dei dipendenti) ma anche mandati investigativi per questioni private come infedeltà nella coppia e sorveglianza di minori problematici.

Iniziamo con una storiella

Al corso necessario per ottenere l’autorizzazione in qualità d’investigazione, durante le lezioni di psicologia ci è stata raccontata una storia.

Tutto inizia, se ricordo bene in Canada, durante una battuta di caccia all’orso. I due cacciatori si inoltrano nella boscaglia con i loro fucili carichi. La tensione è alta e loro sono focalizzati sul trovare la loro preda. In prossimità di un cespuglio captano un movimento di foglie, subito dopo udiscono entrambi un ruggito. Nel cespuglio “vedono di sfuggita” l’orso e fanno fuoco. Bam!!! Bam!!! e poi un tonfo. Avicinandosi al cespuglio notano il sangue … l’orso è stato abbattuto. Facendosi strada nella folta boscaglia trovano il corpo di un terzo cacciatore senza vita.

Durante gli interrogatori giureranno di aver udito e poi visto con i loro occhi un orso. Purtroppo la loro mente focalizzata sul trovare la preda non gli ha fatto fatto federe che in effetti quel orso era un cacciatore.

Investigazione e psicologia: Storia dei cacciatori d'orsi
Investigazione e psicologia: Storia dei cacciatori d’orsi

Il senso della storia appena raccontata

Ciò che ho appena citato è una storia che ci deve far riflettere sul potere che ha il cervello umano. Spesso se si rimane focalizzati su un determinato obbiettivo, il cervello umano vorrà vedere unicamente quello che ci si aspetta di vedere, tralasciando importanti prove oggettive. Un investigatore dovrebbe sempre rimanere sufficientemente lucido e non dar mai nulla per scontato, valutando anche le vie improbabili e soprattutto non farsi condizionare dal mandante.

Il conflitto con le convinzioni del mandante durante le investigazioni

Spesso succede che il mandante si rivolge ad un investigatore privato, già con la convinzione di conoscere la realtà. Dall’investigatore privato più che un indagine inerente alla verità cerca un ulteriore conferma a quello che crede già di sapere.

Succede che il mandante, specialmente in casi che coinvolgono un aspetto sentimentale si presenta in ufficio dichiarando di sapere già la verità e di volere dall’investigatore unicamente un ulteriore conferma. Qualsiasi cosa venga riscontrata, il mandante non di rado continuerà a sostenere la sua tesi, nonostante tutte le prove portino su una strada totalmente diversa.

In tal caso può risultare alquanto complesso riportare il cliente verso la ragione dei fatti.

In alcuni casi in qualità d’investigatori ci si sentirà accusati di non aver cercato abbastanza, altre volte ci si sentirà dire che il lavoro non è stato eseguito in modo sufficientemente accurato. Nei casi più gravi il mandante potrà giungere fino al punto di accusarci di essere stati manipolati o di aver preso parte ad un complotto nei confronti del cliente stesso.

In tal caso risulterà molto difficile far si che il mandante accetti i fatti per come sono e non per come credeva, o volesse che fossero. Purtroppo tale dinamica spinge il mandante a considerare l’investigatore privato come colui che non ha saputo portare a termine il mandato … aggiungerei portato a termine il mandato come da sue aspettative.

Ritengo che la professionalità di ogni investigatore privato si veda anche dal fatto di non temere di dover dare una risposta a chi ci paga contraria alle sue convinzioni e aspettative. È si vero che un investigatore privato lavora per il suo mandante e deve fare i suoi interessi ma è anche vero che deve basarsi unicamente su prove oggettive, basando le indagini su fatti e non supposizioni, che piacciano o meno al cliente.

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